Mons. Vincenzo Pelvi

Mons. Vincenzo Pelvi

 

 

 

 

 

Carissimi nel Signore,                  

La Pasqua è un evento storico documentato, avvenuto duemila anni fa, e di cui abbiamo testimo­nianze credibili. È l’avvenimento della passione e della morte di Gesú di Nazaret e della sua apparizione di Risorto ai discepoli. Non è quindi un fatto non verificabile, perchè ha lasciato tracce precise nella storia.

Tale evento è il centro della fede cristiana: ci rivela chi è Dio, il Dio amante della vita; ci rivela chi è Gesú Cristo, Colui che ha vinto la morte; ci rivela chi siamo noi, uomini creati per una vita non solo biologica, fisica e materiale. Gesú stesso dice: Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere anima (Mt 10,28). Il corpo non è l’ultimo valore. Il valore assoluto è la vita divina, la vita dell’anima.

Con la celebrazione della Pasqua, perciò, deve risvegliarsi nel cuore di tutti la consapevolezza che ogni cristiano trova la piena realizzazione e il senso ultimo della vita in Gesú Cristo che ci ha amato e ha dato se stesso per noi (cf. Gal 2,20). E’ Gesú il centro dell’annuncio pasquale e nessuno può esimersi dal farsi strumento, con parole e azioni, della sua presenza e azione nel mondo, allontanandosi da ogni forma di peccato.

Purtroppo si verifica oggi una crescente confusione per cui molti di noi preferiscono non parlare piú del Cristo morto e risorto. Si ritiene che proporre questioni religiose sia un limite posto alla libertà, affermando che è lecito solamente esporre le proprie idee e invitare le persone ad agire secondo coscienza, senza favorire una loro conversione a Cristo e alla fede cattolica. Ma può dirsi pienamente credente chi si ferma ad aiutare gli uomini a essere piú uomini, pensando che basti costruire comunità capaci di operare per la giustizia, la libertà, la pace e la solidarietà? Quando parliamo di Cristo nel corso delle nostre giornate?

Qualcuno, poi, sostiene che non si dovrebbe annunciare Cristo a chi non lo conosce, né favorire l’adesione alla Chiesa, in quanto è possibile - secondo il suo ragionamento - essere salvati anche senza una conoscenza esplicita di Cristo e senza una appartenenza alla Chiesa. Di qui un sussulto interiore per la nostra Pasqua: del fascino di Cristo non possiamo godere individualmente!

I brividi della grazia santificante e la Parola di verità diffusa nel nostro cuore invitano a testimoniare la bellezza di essere battezzati. E’ falsa, in realtà, la diffusa opinione secondo cui il cristianesimo sia qualcosa di faticoso e opprimente da vivere.

Fare Pasqua, è sperimentare che all’origine dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensí l’incontro con il Vivente, una Persona, il Risorto, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva (cf. Benedetto XVI).

Caritas Christi urget nos - l’amore del Cristo ci spinge (2 Cor 5,14) nel trasmettere il suo Vangelo che è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (Rm 1,16). L’impegno di dire Cristo e di dare Cristo non può mai venire meno, perché mai verrà a mancare la presenza del Risorto che ci ha promesso: Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo (Mt 28,20).

Il relativismo anche in ambito religioso non è un motivo valido per venir meno a questo oneroso ma affascinante impegno, che appartiene alla natura stessa della Chiesa ed è suo compito primario. Proporre ciò che si ritiene vero e bene per sé, cioè la conoscenza di Gesú Cristo, non può considerarsi un attentato alla libertà dell’altro; come pure l’aver ricevuto il dono della fede cattolica e la carità di condividerla con altri che liberamente accettano di accoglierla non tiene nulla di intollerante o di proselitismo.

Pasqua: Gesú ha vinto la morte per me, per ciascuno di noi, per gli uomini e le donne della terra; ha vinto le nostre negligenze, i nostri peccati, le nostre menzogne, le nostre fatiche, le nostre sofferenze e le nostre incredulità. Tutto ha vinto per noi! Il Risorto è il nuovo inizio di tutto; tutto in Lui è restituito a Dio, tutto in Lui è salvezza per noi, figli di Dio.

Vorrei, perciò, in questa Pasqua affidarvi la consegna antica e sempre nuova: spalancate il vostro cuore a Cristo, andate e portate nel mondo la verità, lo stupore e la pace che si incontrano nel Risorto.

Vi accompagni in questo gioioso servizio di evangelizzazione la Vergine Santa e vi aiuti a pronunciare generosamente il vostro “si” alla volontà di Dio in ogni circostanza.

Potete contare, carissimi amici, sul mio costante ricordo nella preghiera, mentre con paterno e riconoscente affetto vi saluto e benedico in Gesú Risorto.

+ Vincenzo Pelvi, Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia