Apro velocemente l’album fotografico della nostra storia di Cappellani Militari. Dalla Grande Guerra ai nostri giorni, raccogliendo episodi, notizie, testimonianze, là dove altri hanno già mietuto a piene mani. Integrando. Sottolineando. Scegliendo e proponendo brani di vita vissuta. Senza la pretesa della completezza. Spero di aggiungere qualche tessera importante al mosaico multicolore, complesso e grandioso del personale che ha garantito, in quasi un secolo di vita, il Servizio dell’Assistenza Spirituale alle Forze Armate.
Dai grandi Ordinari ai grandi Cappellani. Dal Ten. Capp. Angelo Giuseppe Roncalli, a Padre Giovanni Semeria, a Don Giuseppe Canova, all’Abate Ricciotti, a Don Carlo Gnocchi, a Padre Giulio Bevilacqua, a Don Giovanni Antonietti, a Don Giulio Facibeni, a Don Giovanni Mazzoni, a Padre Igino Lega, a Mons. Franzoni, all’Ordinario Mons. Angelo Bartolomasi, patriarca del servizio spirituale, a tanti altri.
L’idea mi è balenata rileggendo i Bollettini dell’Associazione Nazionale Cappellani Militari d’Italia in congedo. Interessanti per conoscere il passato, le nostre radici. La prima figura da ricordare è il Servo di Dio Giovanni XXIII, il Papa Buono.
Soldato di Fanteria dal 30 novembre 1901 fino al 30 novembre 1902: terminò la ferma con il grado di Sergente. Fu richiamato in servizio all’inizio della guerra, il 24 maggio 1915 come Sergente di Sanità e poi, dal 28 marzo 1916, come Cappellano Militare alle Clementine ed al Banco Sete: passò le sue giornate negli Ospedali Militari del bergamasco. Al letto dei feriti che giungevano dal fronte ed accanto ai malati, che la spagnola decimava paurosamente: sempre sorridente, infaticabile, premurosissimo.
Alla vigilia del richiamo, ne “Il Giornale dell’anima”, il 23 maggio 1915, scrive con comprensibile apprensione: “Domani parto per il servizio militare in sanità. Dove mi manderanno? Forse sul fronte nemico? Tornerò a Bergamo, oppure il Signore mi ha preparata la mia ultima ora sul campo di guerra? Nulla so; questo solamente voglio, la volontà di Dio in tutto e sempre, e la sua gloria nel sacrificio completo del mio essere. Così e solo così, penso di mantenermi all’altezza della mia vocazione e di mostrare a fatti il mio vero amore per la patria e per le anime dei miei fratelli. Lo spirito è pronto e lieto (Mt 26,41). Signore Gesù, mantenetemi sempre in queste disposizioni. Maria mia buona mamma, aiutatemi “ut in omnibus glorificetur Christus” (Fil 1,18)”.
E’ la parola dei santi, che legge e accetta, alla luce della fede, ogni evento della vita. Fu congedato il 10 dicembre 1918.
Ed ora un salto…storico di quasi tre lustri: il 27 novembre 1934 fu nominato Delegato Apostolico in Turchia ed in Grecia: paesi senza relazioni diplomatiche con il Vaticano.
Altro salto. In Grecia, durante un viaggio pastorale a Kalamata nel settore di Menenia ( nel 1942 ) - scrive il Cappellano Don G. Ruggeri - “amministrava la S. Cresima ad oltre 100 militari: fu accolto con gioia dai nostri Ufficiali ed ebbe per tutti parole di conforto”.
Come Patriarca di Venezia incoraggiò la nascita dell’Associazione Cappellani Militari in congedo, in una calorosa lettera a Mons. G. Antonietti. Accettò di diventarne Presidente Onorario alla morte del Card. Piazza.
Nel 1960, ricevendo con tanta amabilità Mons. Giovanni Antonietti, Presidente Nazionale, e Mons. Prosperini, Delegato per il Lazio, compila di suo pugno la Tessera n. 1 di Socio, scrivendo per ben due volte Cappellano con una sola “p” (forse ricordando come lo chiamavano i suoi soldati: capelàn).
Santità, Capelàn, dalla Casa del Padre, continua a pregare e a intercedere per noi.
Mons. Vittorio Pignoloni
I periodi del Servizio militare
1 º Periodo
Il fante Angelo Giuseppe Roncalli
Gli studi in Roma del chierico Roncalli ebbero la sospensione di un anno per il servizio militare compiuto in Bergamo. Furono dodici mesi di cui egli conserverà il ricordo piú caro, come esperienza di robusta disciplina, come avviamento alla conoscenza dell'anima giovanile dei figli d'Italia, ed alle forme piú pratiche per attirarla al bene, ed alle vette piú alte del sentire e del vivere umano e cristiano. Riferendosi a questo periodo - Giovanni XXIII - scrive: "L'esercizio dei mesi passati in Caserma mi ha giovato molto; mi ha insegnato a capire, compatire, incoraggiare. Fu proprio la vita militare a rafforzare la mia vocazione al sacerdozio".
30 novembre 1901- Inizia il servizio militare di leva nel 73º Reggimento di Fanteria, della brigata "Lombardia", di stanza a Bergamo, nella caserma "Umberto I", attualmente chiamata "Montelungo" e sede del 68º Battaglione di Fanteria meccanizzata "Palermo" e della brigata "Legnano".
31 maggio 1902 - È promosso caporale.
15 novembre 1902- Termina il periodo di volontariato e viene posto in licenza illimitata in attesa di congedo con il grado di caporale maggiore.
30 novembre 1902 - È promosso sergente e posto definitivamente in congedo.
2º Periodo
Sergente di Sanità Angelo Giuseppe Roncalli
24 maggio 1915 - È richiamato in servizio militare con il grado di sergente di sanità, presso l'Ospedale Militare Principale di Milano ubicato presso l'attuale sede dell'Università Cattolica. Successivamente viene trasferito presso gli Ospedali militari sussidiari di Bergamo.
3º Periodo
Il Tenente Cappellano Angelo Giuseppe Roncalli

Don Angelo Giuseppe Roncalli (Cappellano Militare) con i fratelli
28 marzo 1916 - È nominato Cappellano Militare dell'Ospedale militare di riserva in Bergamo, detto "Ricovero nuovo" (l'attuale "Clementina"). I Superiori gli affidarono l'incarico di coordinare l'assistenza religiosa ai militari degenti o convalescenti presso gli altri ospedali della città.
Novembre 1918 - Pur continuando la sua opera di Cappellano Militare dà regolare inizio alla attività della Casa dello Studente aperta a Palazzo Marenzi, in via San Salvatore. In quella sede, pur fra non poche difficoltà, organizza alcune attività anche per lo svago ed il tempo libero dei militari di stanza a Bergamo.
10 dicembre1918 - Conclude il servizio militare. Successivamente viene nominato direttore spirituale del Seminario di Bergamo.
Dal suo Epistolario
Introduzione
Sono particolarmente significative, alcune sue lettere scritte prima e durante il servizio militare, allora fante. Puntualizzano la situazione certamente difficile di un chierico chiamato al servizio militare, ma nell'insieme rendono testimonianza alla cortesia del Comandante del Reggimento ed alla bontà dei soldati italiani. Questi scritti non smentiscono quanto il chierico Roncalli scrive nei suoi appunti "post captivitatem Babylonis", con quella effusione dell'anima innocente trovatasi ad affrontare la realtà della crisi morale in cui si dibatte la maggior parte dei giovani, specialmente quando vivono insieme in una caserma. Allora si manifestano gli aspetti meno nobili e piú deboli, o diciamo piú tristi della giovinezza. Bisogna pensare inoltre che all'inizio del secolo non c'erano cappellani militari per l'assistenza spirituale nelle caserme per cui non poteva trovare aiuto in un sacerdote.
Al Rettore del Seminario Romano Mons. Vincenzo Bugarini
Poco tempo prima del servizio militare:
«...posso confessare di trovarmi contento assai e lietissimo anche in mezzo alla mia tribolazione. L'interrompere per qualche tempo gli studi ed il dovermi adattare ad una vita certamente assai poco desiderabile, mi sono avvezzato a considerarlo per me la cosa piú naturale, intimamente convinto, come sono, dei grandi favori che in questa circostanza il Signore mi prepara, perché mi renda sempre piú generoso e costante in servizio di quella causa alla quale ho ormai consacrato tutte le mie forze giovanili, tutto me stesso». (Lettera da Sotto il Monte, datata 19 agosto 1901, prima quindi di partire per il servizio di leva).
Durante il servizio militare:
«...Mi trovo qui come Iddio vuole, nelle sue mani; però, e felicemente, quasi del tutto disilluso, in ordine a quelle prevenzioni che mi ero formato della vita militare. È una vita di grandissimo sacrificio, un vero purgatorio la mia; eppure sento il Signore con la sua santa provvidenza vicino a me, oltre ogni aspettazione; a volte mi meraviglio di me stesso, del lieto svolgersi di questo difficilissimo e pauroso problema, e non so darmi una spiegazione se non pensando a tante buone e care persone che, come mi hanno promesso, certamente pregano per me...
Che cosa posso aggiungere di piú e di meglio? Ho trovato ottimi superiori, che mostrano di volermi un gran bene; mi rispettano assai e mi vogliono rispettato come chierico, professandomi una stima di cui io stesso non so ancora capacitarmi, e piú che tutto concedendomi la piú ampia libertà di professare le mie pratiche di religione. Dai compagni d'arma, in gran parte bergamaschi e bresciani, che pure conoscono le mie condizioni, non ho ricevuto sinora che segni di riverenza e di affezione, studiandosi a gara di rendermi quei piccoli servizi che, se non altro, mi levano molte seccature.
Insomma se io mi lamentassi della mia situazione non potrei essere piú irragionevole; no, questa vita non mi piace affatto, desidero anzi che venga quanto prima il momento felice del mio ritorno ai felici soggiorni di Roma; ma tuttavia sento di essere rassegnato e tranquillo quanto mai; mi convinco ogni giorno piú del gran bene che quest'anno è destinato ad arrecarmi... Mi dispiace che le mie occupazioni e gli esercizi militari, molto faticosi e ben duri, massime nei primi giorni, non mi permettano di esprimere partitamente a ciascun Superiore del Seminario Romano i miei sentimenti di gratitudine e di stima e di affetto. Basti dire che questa mia povera lettera l'ho cominciata forse da otto giorni, senza poterne mai venire a capo...» (Lettera da Bergamo, datata 23 dicembre 1901).

Stato di servizio
Dal suo diario
«Domani parto per il servizio militare in sanità. Dove mi manderanno? Forse sul fronte nemico? Tornerò a Bergamo, oppure il Signore mi ha preparato la mia ultima ora sul campo di guerra? Nulla so; questo solamente voglio, la volontà di Dio in tutto e sempre, e la sua gloria nel sacrificio completo del mio essere. Cosí e solo cosí penso di mantenermi all'altezza della mia vocazione e di mostrare a fatti il mio vero amore per la Patria e per le anime dei miei fratelli. Lo spirito è pronto e lieto. Signore Gesú mantenetemi sempre in queste disposizioni. Maria, mia buona mamma, aiutatemi "ut in omnibus glorificetur Christus"» (Sotto il Monte, 23 maggio 1915).
Lettera al fratello Saverio
«...Coraggio fratello mio. Tieniti pronto a tutto; colla coscienza pura, con Sante Comunioni ben fatte, con abbandono assoluto nel Signore, che è la nostra forza e la nostra salvezza; colla coscienza e con la prontezza a compiere tutto il tuo dovere con semplicità e ad ogni costo, guardando Dio che ci guarda e ci conforta. Ad altri le chiacchiere: per noi il nostro sacrificio. Cosí si ama la Patria, e non come tanti che l'hanno sempre in bocca e mai nel cuore...» (Bergamo, 6 gennaio 1918).
