Eccellenza Reverendissima,

cari Confratelli,

 

Era la sera del Giovedí Santo 2007. «Sono l’Ordinario Militare». Una voce sconosciuta, perché per me nuova, mi chiamava nel giorno in cui facciamo memoria di Gesú Eucaristia, Sommo ed Eterno Sacerdote, e, uniti a Lui e tra di noi, del nostro Sacerdozio, per dirmi poche ma inequivocabili parole: «Chiedo la sua disponibilità a servizio dell’Associazione dei Cappellani Militari».

Ho sempre avuto certezza delle mie povertà, dei limiti noti a Dio e pure ai confratelli, ma in quel momento me ne sentii quasi sovrastato. Un senso di impotenza, per la prospettiva d’impegno e di responsabilità, mi prese. Mi fu spontaneo schernirmi pensando ai tanti, che prima, con e dopo di me, a servizio della Chiesa dei Militari, certamente con piú carte in regola: per il bagaglio di santità, di zelo, di cultura, di grandi meriti acquisiti sul campo e di alti gradi militari giustamente conseguiti e degnamente rivestiti. In questa graduatoria, forse non ero ultimo, ma sicuramente non tra i primi.

Con tremore e parecchi dubbi chiesi qualche giorno utile alla riflessione e al consiglio. E cosí il 16 aprile nella sede dell’Ordinariato a Roma, S.E.R. Mons. Pelvi, senza tanti preamboli, mi chiese di accettare, in spirito di obbedienza, il servizio della Presidenza dell’Associazione Nazionale Cappellani Militari d’Italia.

Ringraziai di cuore per la fiducia in me riposta e chiesi al Signore di venire in soccorso della mia pochezza. Il pensiero e il cuore sono andati alla gloriosa, amata e grande famiglia dei Cappellani Militari: per 30 anni è stata la mia famiglia e il mio campo di lavoro. Ancora oggi affetti, amicizie e comunione di preghiera mi legano a chi, nel tempo e in Cristo, è stato importante e determinante nel mio essere Sacerdote.

I cappellani. Quelli di ieri e quelli di oggi. Gratitudine e suffragio a chi ci ha lasciato: li ritroveremo in Dio. Gli altri, che dopo gli anni di fatica «ad evangelizandum inter arma», oggi coltivano la «vigna» in campi diversi. Quanti ricordi in benedizione. E i giovani: attualmente vivono, testimoni autentici, la «parola di Dio» con i militari.

Gli Ordinari. Guide illuminate e sicure di… tanta Chiesa. Mons. L. Maffeo, il mio primo Ordinario: mi accolse, nel lontano ottobre 1970, tra i suoi collaboratori. Mons. Schierano, Mons. Bonicelli, Mons. Marra, e infine Mons. Mani: a tutti il mio devoto grazie.

I vicari generali. Uno su tutti. Mons. G. Corazza, triestino. Che uomo! Che sacerdote! Che Vicario! Non posso non ricordare il mio conterraneo Mons. C. Locche: cui mi lega antica e solida amicizia.

Gli ispettori. A loro inizialmente si guarda con rispetto e apprensione: per il compito di inspicere, non sempre gradito e gratificante; tutti indistintamente degni e preziosi collaboratori del Vescovo.

I capi servizio. Particolare menzione per Don G. Mulas, Cappellano di Marisardegna in Cagliari: grande cultura, valente musicista, giornalista, prudente e saggio nell’accompagnare i miei primi passi di pastore all’Ospedale Militare. Riposi in pace. E Mons. V. Passaro. Amava rincuorarmi: «Guagliò, coraggio, ma prudenza, prudenza: la mia porta è sempre aperta!»: prestavo servizio al CAR delle Truppe Corazzate di Avellino. Gesú. accoglilo tra le tue braccia! E dopo, tutti gli altri: fratelli maggiori e padri, per il conforto della vicinanza, del sostegno nelle difficoltà. Chiudo con Mons. T. Marcias: preparazione, amicizia e stima per i comites nella vigna del Signore. A lui la mia perenne gratitudine.

I confratelli. Un elenco infinito. Quanti conosciuti, fraternamente amati, indispensabili collaboratori. Vengono alla mente figure di sacerdoti santi, ricchi di cultura, stimati dal loro gregge e seguiti quali pastori buoni e coraggiosi. Faccio memoria di tutti e di ogni singolo: che nell’arco di 30 anni ho incontrato per il lavoro comune. Ricordo il bene operato, il reciproco aiuto, la solidarietà, il rispetto, la gioia della comunione. Una moltitudine di chiamati, dispersi per le vie del Regno: dovunque gli uomini con le stellette operano. Mandati per costruire un mondo piú sicuro, piú libero e piú giusto: davvero ministri al servizio della pace!

E tra di noi, quanta diversità di carismi, quanta ricchezza di doni. Sacerdoti giovani e piú maturi. Provenienti dalle piú diverse esperienze di Chiesa: la parrocchia, l’oratorio, la scuola, i conventi, gli Ordini, gli Istituti. La spiritualità dei secolari e quella dei religiosi. Una Chiesa bella, santa, in cammino: anche chi è chiamato al servizio della pace, in patria o in terra lontana, realizza il Regno di Dio.

E cosí viene alla mente un mondo. Il mio mondo: dal lontano ottobre 1970 all’11 dicembre 2000. Una realtà complessa e ricca di gioventú, di sapere, di professioni. Con i valori tipici della militarità: ordine, disciplina, serietà, impegno, onestà, altruismo, sprezzo del pericolo, la vita al servizio per gli altri fino al gesto estremo. E noi Cappellani: insieme, in mezzo, con loro, per loro! Amici, mediatori, salvatori.

Sull’onda di questi ricordi, l’appartenenza all’Associazione, che raccoglie, conserva e tramanda memoria di fasti umani e sacerdotali, mi riempie di gioia e di orgoglio: per quello che siamo stati e soprattutto per quello che, senza limiti di tempo, siamo. Un patrimonio di bene che Dio conosce e misura: da custodire e da valorizzare.

Grazie al buon Dio per aver ispirato S.E.R. Mons. Pelvi a richiamare, nel suo programma pastorale, come l’Associazione Nazionale Cappellani Militari faccia parte, a pieno titolo, dell’Ordinariato Militare. Ne consegue che i Cappellani in congedo sono spiritualmente e moralmente legati alla Chiesa che svolge il suo ‘ministerium pacis inter arma’. La comunione, che ha contraddistinto il periodo del servizio ‘in castris’, non cessa con il rientro in diocesi o nella famiglia religiosa di provenienza. Permane dunque quel filo invisibile che lega per la comunanza di missione convissuta. Resta sempre il senso dell’amicizia vera, perché fraterna e la capacità dell’aiuto reciproco, soprattutto nelle difficoltà. Nessuno dovrà sentirsi straniero a casa del Vescovo, anche se con ruoli diversi. Tutto questo potrebbe concretizzarsi in alcune iniziative che trovano il gradimento e l’incoraggiamento da parte dell’Ordinario.

Eccone alcune:

L’elenco potrebbe continuare, arricchito dal contributo propositivo dei Cappellani cui la presente è diretta.

Saluto Padre G. Valentini, mio stimato predecessore. A nome di tutta l’Associazione un cordiale ringraziamento: il Signore Ti ricompensi per quanto in questi anni hai dato alla nostra famiglia.

In questo impegno sarò coadiuvato da Mons. Vittorio Pignoloni: fresco di congedo dall’incarico di Ispettore dell’Ordinariato Militare. Compito espletato con grande impegno, competenza e generosità. Un grazie gigantesco da parte di quelli che hai lasciato il 2 luglio e un benvenuto tra gli ‘anziani’. Sicuramente l’esperienza maturata fino ai massimi livelli la metterai a disposizione di tutti con l’entusiasmo e l’intelligenza che Ti hanno sempre contraddistinto. Al nostro Vicepresidente gli auguri di buon lavoro con e per l’Associazione.

Buon terzo è Mons. Bruno Gagliarducci: ma probabilmente, dal punto di vista operativo, il piú importante. Continuerà a ricoprire l’incarico di Segretario dell’Associazione. Conosciamo tutti Don Bruno: è un entusiasta, competente, lavoratore, coscienzioso e bravo.

Stando a Cagliari, pur avendo assicurato la mia presenza a Roma almeno una volta al mese e in qualsiasi altra circostanza si renda necessaria, la disponibilità a gestire l’ufficio da parte di Don Bruno mi dà serenità, convinto che insieme a Mons. Pignoloni, farà bene la sua parte e anche…qualcosa in piú.

Ringrazio S.E.R. Mons. Vincenzo Pelvi, il Suo Vicario Mons. S. Genchi, per la fiducia, l’affetto, l’amicizia dimostratemi. Ringrazio i Cappellani per l’accoglienza che ci vorranno riservare all’inizio del nostro servizio alla grande e gloriosa famiglia.

Davanti a noi il medagliere: onusto della gloria dei nostri caduti sul campo dell’amore a Dio e ai fratelli. Eroi del loro tempo, esempi fulgidi per i nostri giorni: c’inchiniamo in segno di rispettoso omaggio e gratitudine. A loro affidiamo la nostra preghiera. Camminare, guardandoli, sarà piú facile e spedito. Affidiamo il nostro servizio alla Madonnina del Grappa. Invochiamo il nostro Patrono: San Giovanni da Capestrano: Egli sa cosa fare con noi e per noi!

Mons. Luigi Balloi