Pur essendo queste pagine aperte a tutti non può mancare un'attenzione particolare al mondo militare; a coloro che in uniforme e stellette dedicano il loro tempo e le loro energie al servizio della Patria.

Il termine “Patria” alle orecchie di molti potrà sembrare “obsoleto” e foriero di ricordi non sempre lieti. È l’inevitabile peso della storia. Potrebbe essere proprio cosí qualora considerassimo questo termine con una mentalità materialistica. La storia che molti hanno appreso sui banchi di scuola è spesso una triste storia, intrisa di ideologia, quando non addirittura di ideali anticristiani.

Qual è allora l’atteggiamento cristiano dinanzi alla Patria? La patria terrena rimanda il cristiano alla Patria celeste, a quella “Gerusalemme di lassú” - dice l’apostolo Paolo - che è libera ed è nostra madre (cfr. Gal 4,26). Questo è il futuro che chiede di essere costruito quaggiú, fin da ora, perché noi saremo... ciò che vogliamo essere.

La bandiera, ricordo e simbolo della nostra Nazione, rappresenta tutti noi, perché noi, tutti insieme, siamo la Patria. Non una realtà astratta dunque ma concreta, composta dagli innumerevoli volti e dagli innumerevoli cuori che, come noi e insieme con noi, vivono, sperano, soffrono, pregano, lottano e amano. Questa è la Patria e questa è la ragione per cui il militare può anche dare la vita per essa. Questa è la ragione per cui è possibile portare una bandiera nel cuore.

Vivere e morire per la bandiera, per il militare cristiano, significa vivere e morire per il fratello. Questa è la ragione profonda per cui essa non divide necessariamente il cristiano dal suo prossimo, anche se milita sotto un’altro bandiera: volti diversi e complementari della stessa identica umanità. Questa è la ragione per cui non dimentichiamo che anche sotto le nuvole splende sempre il sole.

Internet, spazio virtuale e ormai complementare al nostro spazio fisico, è uno strumento nato e concepito in ambito militare con il progetto ArpaNet del 1969. È consolante constatare come ancora una volta da questo ambito siano sorti nuovi strumenti utili alla costruzione di un mondo migliore e senza frontiere.

L’esperienza bellica ha insegnato piú volte che spesso uomini appartenenti a diverse nazioni, sotto diverse bandiere, si sono riconosciuti come fratelli, vittime degli stessi tragici eventi. La scoperta della fraternità anche in contesti cosí estremi costituisce un’implicita testimonianza evangelica.

L’auspicio è che anche questo modesto spazio virtuale, prolungamento ideale senza frontiere del Ministerium pacis inter arma, possa favorire questo spirito e costituire un invito a ricercare colui che è l’unica fonte di ogni vera gioia e della pace con se stessi e con gli altri: Cristo Gesú, vero Dio e vero uomo.

A tutti i visitatori un grande ringraziamento per l'attenzione e la stima dimostrata nel tempo.

 

 

Cordialmente

 Mons. Luigi Balloi

Presidente nazionale ANCMI

 

 

 

 

 

 

Appunti storici sull'Associazione

 

 

Nasce a Bergamo il 23 febbraio 1956: “ in una solenne adunanza sotto l’alta presidenza di S.E.R. Mons. Arrigo Pintonello, aiutante in campo e regista Mons. Giuseppe Casonato, alla presenza non solo di tutti i Cappellani Militari bergamaschi, ma anche di altri fiduciari delle varie Provincie d’Italia” - ricorda Mons. Giovanni Antonietti, primo Presidente del Comitato Promotore e dell’Associazione, nel decennale di vita della stessa (cfr. Bollettino dell’Associazione Nazionale, Anno IX. N. 1 – Marzo 1966). Il primo numero del Bollettino dell’Associazione inserisce la Lettera della Segreteria di Stato (datata 24 aprile 1956, firmata da S.E.R. Mons. Angelo Dell’Acqua – Sostituto, e indirizzata al Sac. Giovanni Antonietti), definendola “documento normativo e direttivo per il nuovo comune lavoro spirituale”. Il Sostituto considera la nascente Associazione una “provvida organizzazione che farà onore ai suoi impegni… Sua Santità fa voti perché la stessa associazione trovi nel vivo sentimento della carità le necessarie costanti energie per un’azione adeguata ai bisogni, e feconda di ogni sorta di bene”. L’8 giugno 1956 il Notaio Dott. Grazioli, (con atto N. 3230 di repertorio), stendeva l’atto costitutivo ai sensi dell’art. 14 e ss. del Codice Civile.

A conforto di quegli inizi pieni di difficoltà giunge al Presidente del Comitato Promotore la lettera di S.Em.R.il Card. Angelo Roncalli, Patriarca di Venezia: Mons. Antonietti la considerava ancora, 10 anni dopo, “programma dell’Associazione e di ogni Cappellano”. La riproduciamo:

“Carissimo Don Antonietti, il vostro telegramma da Bergamo colle informazioni dateci da l’Eco circa il recente convegno degli ex Cappellani Militari mi ha fatto vero piacere. Condivido perfettamente ciò che deve essere l’anima della nostra spirituale unione, di tutto sono grato al Signore “qui respexit humilitatem servi sui”, ma particolarmente lo ringrazio perché a 20 anni abbia voluto che facessi il mio servizio militare, e poi durante tutta la prima guerra mondiale lo rinnovassi da sergente e da cappellano. Quanta conoscenza del cuore umano! Quanta esperienza, e quanta grazia che mi formò alla dedizione, al sacrificio, alla comprensione della vita e dell’apostolato sacerdotale! Nel ricordo commosso di tutto questo, seguo con fraterno interesse quanto concerne l’Associazione Nazionale Cappellani Militari, e sarò lieto di poter dare ad essa quanto mi si volesse chiedere di servizio e di contributo. Anche qui faccio del mio meglio per accogliere con amabilità i Cappellani Militari che sono in servizio, e nella misura che essi non temano di accostarsi al vecchio cappellano, non celebre per gesta ardimentose, ma custode felice di ricordi soavissimi, di buon lavoro spirituale e di qualche merito innanzi al Signore e per l’edificazione delle anime”.

Nell’agosto seguente fu organizzato il primo pellegrinaggio nazionale al Grappa per rendere omaggio ai caduti e per consacrare ufficialmente la nascente Associazione alla Madonna del Grappa, 'mutilata di guerra', 'che - scrive Mons. Antonietti - fu in guerra in mezzo ai combattenti e ferita come moltissimi di loro'. Il riconoscimento ufficiale andò in porto l’anno seguente: il 24 novenmbre 1957 il Presidente della Repubblica, con suo decreto N. 1366, riconosceva la personalità giuridica dell’Associazione Nazionale Cappellani Militari. Il 5 febbraio 1958 il decreto veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

La vita dell’Associazione, sostenuta sempre con convinzione ed entusiasmo da S.E. R. Mons. Pintonello, Ordinario Militare, fu molto intensa: ben organizzata e articolata a livello regionale e centrale. L’Associazione è radicata nella generosa ed esemplare testimonianza evangelica dei Cappellani Militari del secolo scorso: in Italia e all’estero, nella prima e nella seconda guerra mondiale, nelle recenti missioni di peacekeeping.

Per ricordare le nostre vitali radici, il 5 novembre 1958, nell’atrio dell’Ordinariato Militare, alla presenza del Ministro della Difesa, On. Mario Segni, vengono inaugurate e benedette due Lapidi recanti i nomi di tutti i “Confratelli Caduti sul Campo “; caduti e dispersi: 201 i morti, 26 i dispersi, 136 i feriti. Il glorioso medagliere, oltre ad una medaglia al Valor Civile, vanta queste decorazioni al V. M.:

15 medaglie d’oro

208 medaglie d’argento

404 medaglie di bronzo

346 croci

Scriveva, con commozione, Don Primo Mazzolari: “Cappellani della prima guerra, cappellani della seconda, sacerdoti senza gradi e senza nastrini, ma tutti con la croce fiammante nel cuore, furono mobilitati (oltre 5.000) dalla carità della Chiesa per salvare il Paese dallo sterminio, la povera gente dalla fame e dalla disperazione, la Resistenza dall’abbandono e dalla strage, gli altri dall’obbrobrio e dallo sterminio”.

Nel 1960, finalmente, i soci ricevono la prima tessera dell’Associazione. La tessera n.1, superate le diffidenze burocratiche (“il Santo Padre non si tessera”), in privatissima udienza, viene consegnata al Santo Padre Giovanni XXIII dal Presidente Nazionale e dal Presidente della Sezione Laziale, “trattenuti in paterno cordialissimo colloquio”.

L’Associazione, pur tra immancabili diffidenze e contrasti, ha superato, la soglia dei primi 50 anni. “Non è da rottamare, non è un vascello in disarmo“: scriveva, con orgogliosa animosità, qualche anno fa, Mons. Pietro Santini, Presidente Nazionale generoso ed entusiasta.

Ai confratelli, in congedo e in servizio, chiediamo la carità di una parola, di un riscontro anche polemico, di battere…un colpo, proponendo e criticando! Nello spirito della piú schietta fraternità sacerdotale.

Mons. Vittorio Pignoloni, Vice Presidente

 

 

 

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