RISPOSTA a SCOPPIO RITARDATO
Sono don LAMBERTO CAMBI della diocesi di Firenze, iscritto all’Ass. Capp. Mil. in congedo e delegato regionale per la Toscana da un visibilio di anni. Mi spiego meglio e subito: sono quello che firmò il famoso bollettino che diceva corna dell’obiezione di coscienza, e che provocò la violenta diatriba che mise sotto-sopra parlamento, consigli comunali, associazioni cattoliche, laiche, preti, laici, stampa... Di tutti questi, per me, in prima fila è la contestazione del clero. Sembrava d’essere ai tempi dei Medici quando "nei cori brontola la ribellione che pugna e predica, sotto la stola di fra Girolamo Savonarola".
Don Milani, buon anima, forse senza nemmeno aver data un’occhiata al giornale, scrisse la sua requisitoria contro il nostro bollettino, la mise in una busta e, tramite stampa, la inviò, sbagliando indirizzo, "ai Cappellani Militari" che c’entravano come il cavolo a merenda.
Questo errore ha provocato una grave calunnia, verso la loro categoria, che dura ancora. Intendiamoci! ora voglio semplicemente spiegare ai Cappellani in servizio, tutto quello che è accaduto a noi, loro parenti stretti in riposo e legalmente separati, siamo in un’altra diocesi e non abbiamo più contatto con l’Ordinariato Militare.
Però c’è un’altra ragione che mi fa grattare il capo... sono entrato nei 94 anni e non vorrei che l’angelo postino mi venisse a portare la seconda cartolina rosa di richiamo. È meglio riguardare i conti e tenersi pronti. Tò! va anche di rima!
Così, mi sono detto "meglio tardi che mai!" Però, rimugino dentro di me, lo disse anche quello che di corsa fece una sudataccia e quando arrivò in stazione vide la coda del treno che lemme, lemme se ne andava. Non vorrei fare uguale.
O sentite: do subito la mia parola d’onore di Ten. Cappellano, cioè ufficiale e prete, che i fatti si sono svolti così.... come li racconto perņ, siccome in tutto questo affare mi sembra ci siano tanti che capiscono le cose al volo... dopo un quarto d’ora, mezza giornata o anche dopo anni, voglio si esamini subito la ciecata presa nell’attribuire a vanvera il bollettino alla categoria Cappellani militari in servizio che hanno subìto una vera calunnia e sappiamo come è capitata loro questa tegola in testa.
Mi spiego più chiaro con un esempio perchè se no qualcuno fa il nesci: i ferro- tranvieri e piloti in servizio sono in sciopero. Non sto a spiegare quello che accade nelle sale di aspetto: il caos e gente con i nervi alle stelle che fanno faille come un saldatore quando ripara un pezzo di ferro. Dopo un pò di tempo scioperano i pensionati di queste categorie. Timidamente comunicano l’avvenimento con i mezzi consueti di comunicazione e presso i chiostri espongono sulla civetta il nocciolo di quello che vorrebbero e cioè a causa di difficoltà all’apparato pappatorio si mettesse a disposizione con lo stesso prezzo fatto a pollai e canili, il pane fine: scolettine, briosce, ciambelle... rimasto invenduto, magari dietro carta d’identità o con ricetta valida a vita, tanto a quella età i denti non rimettono e non ci sono pericoli di abusi. Un giornalista va a dare un’occhiata per vedere come si mette lo sciopero se c’è la stessa baraonda come al precedente, ma... tutto è regolare.... sente solo questo commento da un gruppo di persone fermatesi a leggere la civetta: "O i che vogliono questi vecchi grulli! Non basta che si càmpino noi a nostre spese mentre se ne stanno lì senza far nulla?"
Ora capite quello che volevo dimostrare, cioè come anche noi, in pensione, non abbiamo più niente a che fare con la categoria dei cappellani in servizio, ci siamo sganciati con il congedo. Abbiamo un compito, e responsabilità e superiori differenti; con loro rimane solo una grande amicizia ma quella non fa collottola.
Sul vocabolario italiano alla parola "calunnia" c’è scritto: "Attribuire a persona o gruppi di persone parole oppure azioni infamanti che non fanno commesso, e recano loro danno".
Come la mettiamo con questo indirizzo sbagliato? Quante ne hanno dette su questi poveri Cappellani che partecipano ancora ad un servizio spirituale che può mettere a rischio la loro pelle.
Qualcuno mi ha detto: "...e tu lo dici ora!?"
E quando l’avevo a dire?
Appena uscita la lettera scoppiò la bomba e subito ne parlai con il confratello che, tra l’altro, aveva anche pochi spiccioli. Si disse: se qualche attaccabrighe lo denuncia e se noi siamo entrati in polemica si corre il richio di veder in tribunale due preti uno alla destra uno alla sinistra del giudice. Dopo poche ore sono convocato in Curia dal Card. Florit insieme al Cappellano Capo del Comiliter, mi sembra Mons. Bolzan, e ci proibì nel modo più assoluto di rispondere. E io: "Eminenza, non dubiti! era quello che si diceva anche noi".
Il Cappellano Capo osservò: "ma noi che ci s’entra?! non si sapeva nulla, nemmeno della riunione!". Ma il Card. fu inflessibile anche con lui e a ragione.
Del resto se il Cappellano avesse alzato una mano per dire a tutta quella gente incavolata: "Ma di noi in servizio non c’era nessuno!" sarebbe stato lustro! e poi travolto dall’onda anomala della contestazione fatta con i colori dell’arcobaleno. Gli sarebbe successo come a quel malato disteso su un lettino in una grande corsia di ospedale, fermo come un sasso, bianco come un panno di bucato, con il lenzuolo fin sotto il naso, a occhi chiusi, estraneo a tutto quello che gli accadeva intorno. Arriva il professore insieme ai camici bianchi con dentro a quei medici di primo canto e studenti per la visita del mattino. Eccolo davanti a lui e conoscendo il suo stato, passa di striscio dicendo, a voce sommessa: "Questo è belle morto!" L’infermiere che segue qualche passo indietro per fare cose normali, non da medici, sente la parola "morto" e quando il professore è più in su si avvicina al letto, prende la rivolta del lenzuolo e gli copre il capo, si gira e fa un passo... ma di sotto al lenzuolo si ode una vocina fioca: "No, un so morto!" L’infermiere si turba, rifà il passo indietro, alza un lembo del lenzuolo e con voce strozzata che vorrebbe contemporaneamente essere forte perchè è arrabbiato e leggera per non farsi sentire: "Sta zitto! Lo vuoi sapere meglio di professore!?". Poi va a telefonare ad una corsia: "Che ce l’avete mandato voi il malato tal dei tali? Si..i? Allora quest’altra volta mandateceli morti meglio... se no si rizzano!".
Toscano, non sopporto riffe, e siccome a forza di pillole e altre diavolerie sembra ci abbia ancora un pò di tempo per campare, voglio raccontare per filo e per segno, strizzando le nostre zucche quasi tutte pelate, prima il succo contenuto nel nostro bollettino poi come uno starnuto, nettamente staccata dai piani di sopra, l’ultima frase sull’obbiezione di coscienza.
Per il bollettino: è più difficile spiegare la tecnica per sbucciare una patata lessa a bollore senza bruciarsi che ricordare le solite cose trattate in tutte le adunanze di gente in pensione: il bollino, qualche cena, amici che mancano, se ci sono novità nella pensione e tutte le altre storielle. Però è bello ritrovarsi insieme. Lasciamo andare il bollettino che non interessa a nessuno e esaminiamo come è nata l’ultima frase.
Vediamo i 22 Cappellani con la zucca pelata tra le mani, razzolano tra grandi filosofi e legislatori, scappa fuori Socrate, Giustiniano, S. Tommaso, Kant... e ponza e riponza infine, madidi di sudore è nata la fatidica frase: "l’obiezione di coscienza è una viltà" e così sembra che i grandi sforzi filosofici dei 22 cappellani, abbiano aperto un periodo nuovo nella storia. Figuratevi! Ci eravamo uniti insieme perchè legati da un vincolo che faceva un bel fascio di preti, monaci, frati di tutte le specie non per leticare. La facemmo bella quella mattina!! Gli era meglio se si era andati a pescare a canna! Abbiamo messo la mano in un vespaio!
Vi spiego meglio come è uscita fuori quella frase e il significato che per noi aveva, anche senza Kant.
Dovete sapere che anche nella naia esistono i proverbi dei vecchi. Eccone qualch’uno. Dice il vecio al bocia: "Ricordati, figliolo, se vuoi evitare rogne sta sempre davanti ai muli e dietro ai superiori" Oppure: "Se vuoi un permesso dal tenente non chiederlo dopo la marcia o prima di mangiare". Uno che fa per noi: Quando sta per arrivare l’ora di partir militare nessuno vorrebbe farlo. Quando uno lo fa non vede l’ora sia finito e fa un frego sulla gavetta o cinghia dei calzoni per ogni mese che passa e quando va in congedo.... ne parla per tutta la vita. Ne sono testimoni raduni di alpini, bersaglieri, carabinieri ecc. Quest’ultimo stato d’animo, comune a tutti, ha influenzato anche noi.
Con quella proposta si vedeva cancellato un mare di sacrifici, sembrava abbuiare il sentimento di amore patrio nato col risorgimento. Se poi questo sentimento si fa passare come fosse una vecchia buggerata senza valore, dovremmo cambiare qualche parola al nostro inno nazionale, invece di "Fratelli d’Italia, l’Italia si è desta dell’elmo di Scipio si è cinta la testa", si dovrebbe dire: "con l’elmo di Scipio si è rotta la testa!".
Tutti hanno presente il buggerio causato dalla lettera e come si sono riempiti giornali, riviste, libri, oggetto di tavole rotonde in case del popolo, delle acli, nelle sacrestie lavorando di fantasia pur di dire male della Classe dirigente, specie la contestazione religiosa, ma nessuno è andato a prendere "La Nazione" dove a caratteri piccini ci sono gli avvisi pubblicitari di mostre, concerti, spettacoli ecc. Il titolo sul nostro bollettino si rassomiglia al tettino a tegolo di un berretto di piloti d’auto e moto: c’è l’indirizzo di chi lo pubblica: Associazione Cappellani Mil. d’Italia in Congedo Sezione Toscana e in fondo all’articolo la mia firma. Penso che nemmeno l’autore della lettera l’abbia letto. Perchè non è stata indirizzata a noi? Si vede che avevano proprio voglia di leticare.
Direte: "Chi sa che tremarella per te davanti a codesto tramestio!".
Nemmeno per sogno! In tutti questi anni non è venuto nemmeno un gattuccio orfano, spelacchiato, senza fissa dimora, che di straforo andava a mangiare quello che lasciavano gli altri e che, girando il capino in su mi abbia detto: "O sor Priore! O i che l’ha inventato! l’ha fatto arrabbiare mezzo mondo!". È successo come una volta per levarsi di torno uno, si gridava: "Gli ha detto male di Garibaldi!" e il tapino era spacciato. Come ci sta bene il detto latino: "Partorirono i monti un piccolo topo!".
Eravamo in... chiamamola adunanza! vicini all’ora del pranzo e dissi: "Sono stato ad una riunione dove si è parlato di obbiezione di coscienza, e mi scappò detto: «Mi sono capitati due casi in cui l’avrebbe fatto comodo. Sono della prima guerra; uno asseriva che non aveva nè avrebbe mai avuto il coraggio di sparare addosso a un uomo, allora sparava in alto. Una volta sparò troppo basso e per tutta la vita lo perseguitò il dubbio di avere ammazzato uno. Un altro vide un austriaco uscire fuori di trincea sul crinale opposto (siamo sulle Alpi), piglia per la coda il cannoncino, punta e spara e vede quel poveraccio saltare in aria; anche lui per tutta la vita si dirà dispiaciuto: Chi sarà stato quel povero diavolo!?»". Ecco, dissi, in quei casi avrebbe fatto comodo l’obbiezione, una fascia di riconoscimento al braccio, disarmati e mandati con noi.
Apriti cielo! Si alzarono e mi risposero tutti indispettiti: "Allora noi che abbiamo fatto la guerra, siamo stati tutti bischeri! e i nostri confratelli seminati nei cimiteri in tutti i fronti, in do si buttano!? Sono 246 i Cappellani caduti... La morte è sempre brutta ma ha tante sfumature... pensiamo a quella ventina di cappellani dispersi nella ritirata in Russia, assiderati, affamati, si sono seduti appena ma i 35-40° sotto zero non gli hanno dato la forza di rialzarsi e si sono addormentati nella steppa, un deserto di ghiaccio, ricoperti dalle successive nevicate e invece di una tomba sono finiti forse sotto piante di girasoli".
Dopo si andò a desinare e dimenticammo ogni cosa.
Ma "nella coda il veleno" si dice dello scorpione e, in questo caso anche noi. Le buone monachine per dolce ci portarono due insalatiere di cantuccini di Prato con la mandorla e del vin santo -doc- di fattoria. I sunnominati tuffati nel vin santo sono un giulebbe, sono come le ciliegie, uno tira l’altro, e così, chiacchiera che ti chiacchiero, sincronizzando i movimenti delle braccia, si tuffa e si continua imperterriti i nostri ragionamenti. Poi uno vede il fondo scoperto dell’insalatiera e per analogia si ricorda del treno per tornare a casa, guarda l’orologio e scatta gridando: "se non vo via di corsa perdo il treno". Fu il terremoto, quando tra il rumore delle seggiole smosse si sentì una voce che gridava: "Ci siamo dimenticati il bollettino!". Uno mi prese il bavero e mi disse: "Tu sei il nostro capo, te e te siete di Firenze, finite i cantucci e fatelo voi".
Si fece alla svelta, si buttò giù un sunto da dopo pranzo, e senza pensarci nemmeno due volte, in fondo, come una cosa qualunque, ci si mise le cinque parolacce che furono la scintilla che procurò fulmini e saette. "Poca favilla gran fiamma seconda" non so se lo disse Dante, tanto, ne ha dette tante, avrà detto anche questa, in ogni modo gli aveva ragione! Sembrava fosse arrivato il giudizio di Dio! Normalmente tutta la parte filosofica politico sociale è sorretta da valide fondamenta su cui basarsi, noi invece avevamo per base le due insalatiere di cantucci di Prato e un fiasco di vin santo doc, Gallo Nero.
Mi sembrava di essere diventato il Nabucodonosor della Bibbia che sognò la grande statua con testa oro e argento, spalle di bronzo, fianchi di ferro, e un calcagno di argilla. Si stacca dalla cima della montagna un sasso, precipita, investe la statua nel calcagno di argilla e la statua va in frantumi. Io invece vedo una busta con l’indirizzo sbagliato svolazzare nell’aria, tra le foglie, smarrita, senza trovare la buca giusta.
"Apriti cielo! C’è chi l’ha trovata!". A cavallo di feroci destrieri, lancia in resta, la contestazione punta sul nemico.... era un mulino a vento....
Foto di Don Lamberto Cambi, da: Diario di un Cappellano Alpino, Società Editrice Fiorentina, .
